FLAUTUS VENTRIS

L’ineluttabile unicità di una scoreggia

9788827856833

ISBN

    • edizione: youcanprint
    • pagine: 123
    • formato: tascabile 10×15 cm

sinossi

“Esistiamo anche perché scoreggiamo e non potrebbe essere altrimenti. Ricordiamocelo.” Da questo semplice presupposto si può subito cogliere l’intento dell’autore nello scrivere il testo, a tratti baldanzoso, a tratti un po’ estremo, ma sicuramente carico di un’ironia pazzesca! Nel prendere in considerazione ogni dettaglio del nostro straordinario corpo umano, ma soprattutto nello scegliere proprio l’argomento relativo al posteriore, l’autore si fa eroe sfidando ogni tipo di pregiudizio legato al “particolare” evento, che lui stesso chiama “unico e irripetibile”, passando dalla descrizione dell’importanza della dimensione dei culi, fino ad arrivare all’unicità dei toni emessi! Un libro, che potrebbe essere considerato sconveniente, ma per i più coraggiosi, un trattato straordinariamente divertente, soprattutto per il fatto che, con leggerezza, ci mette tutti sullo stesso piano, senza differenze di classe sociale, di età o di razza e, come direbbe lui, apprezzando quegli “spettacolari inni alla gioia”! Buona lettura.

Enza Flatul

all’interno le ricette per incrementare e dare un tono ai vostri venti intestinali

Introduzione a cura di Enza Flatul

Non si può far finta di niente e non è possibile pensare che l’argomento non ci riguardi o, nell’ingenuità più totale, affermare che “noi non le facciamo!” Tutti le fanno, nessun escluso e come dice l’autore, ricordiamoci sempre che “Esistiamo anche perché scoreggiamo”.

Mi è capitato tante volte di sentire alcune amiche liquidare velocemente l’argomento per non scadere in atteggiamenti da loro considerati poco educati, sconvenienti, non adatti, sconsiderati o imbarazzanti!

Il fatto inconfutabile è che non ci si può sottrarre, le scoregge sono parte integrante della nostra vita e anche se con garbo non ci si espone argutamente in pubblico per evitare giudizi e sguardi disgustati, nessuno può negare che nella propria intimità ci si lasci andare con trasporto all’espulsione godereccia di ariette “uniche e irripetibili” e lo si fa con gioia, sollievo e liberazione!

Purtroppo la nostra società patinata, modaiola e fredda come il ghiaccio, fa di quest’aspetto un argomento tabù, da non affrontare assolutamente, come se, scoreggiare, fosse un’attività solo delle classi sociali ultime, dei poveri, di quelli che non sanno cosa vuol dire far parte di ambienti elevati perché non li hanno mai frequentati, come se fosse, erroneamente risaputo, che, invece, gli aristocratici le fanno profumate. Ricordo che la mia adorata mamma, quando io ero ancora una bimba, mi faceva ridere a crepapelle dicendomi ironicamente che lei le faceva al profumo di violetta, affermandolo con la convinzione teatrale di una fine nobildonna! Credo che in famiglia sia estremamente divertente ritrovarsi in questi momenti, è come se all’improvviso un rombante, simpatico e puzzolente tuono cambiasse l’umore della stanza rendendo l’atmosfera goliardica e liberatoria. Ognuno in quei momenti pensa “Ohhh, le fa anche lui/lei!”. Cosa c’è di male?

Mi viene in mente un altro fatto che ricordo con estrema gioia e ilarità che succedeva in casa mia. All’epoca ero un’adolescente e vivevo con i miei genitori, fratelli, sorelle e nonni. Ogni tanto, com’è normale fare, intrattenevamo ospiti e amici a cena che, spesso, rimanevano con noi anche fino a tarda sera. Mio nonno Vittorino, pace all›anima sua, si ritirava nelle sue stanze prima che gli ospiti si congedassero. Lui era quel tipo di persona al quale non interessava nulla della condivisione, della compagnia, dell’accoglienza e di tutte “queste cose noiose”. Lui andava a letto quando aveva sonno e basta! Lui, ogni volta che si alzava dal divano per prendere la via della sua camera, si lasciava andare con noncuranza all’espulsione di peti molto lunghi e rumorosi, tipo tempesta perfetta e improvvisa! Dopo qualche istante di silenzio tra gli astanti, era inevitabile l’esplosione comune in sonore risate a eccezione di mia mamma (sua figlia) che, invece, odiava quel momento, anche se, per la sua capacità incredibile di adattamento, riusciva a parlarne lo stesso con leggerezza. Per mio nonno in realtà, non c’era nessuna differenza se la confidenza tra noi e gli ospiti fosse consolidata oppure no, a lui non interessava proprio e scoreggiava liberamente fino a che ce n’era! Lo so che può sembrare poco ragionevole, ma dico con serenità, che quello è uno dei ricordi più divertenti che io abbia ancora in testa e, tuttora, mi viene da ridere al ripensarci!

L’unica piccola parte, rispetto all’argomento “scoreggia”, che condivido con quelli che le ripudiano, è che emettere suoni molesti e odori poco piacevoli in pubblico faccia parte degli atteggiamenti rientranti nella categoria del “rispetto altrui”, soprattutto se si è fuori casa e con persone non conosciute. Di contro, invece, con quelle più intime che si conoscono bene è proprio tutto il contrario! Scopriremo, infatti, nella lettura di questo libro ridondante di tronfia verbosità, come l’autore descriva bene, per esempio, quanto può essere solida una coppia che si lascia andare ai profumini e ai rumori di sedere. Il bello è, che una volta superato il pregiudizio e, accettato il fatto che scoreggiare fa parte della natura umana, si può accedere a una quantità incredibile di informazioni utili dietro a questo evento legato al nostro posteriore, partendo dalla fisica che sta dietro alla rumorosa arietta fino alla frequenza emessa, dai nostri stati di salute legati ai peti, ai cibi e alle ricette da fare (o da evitare) per alimentare le nostre reazioni. Si possono conoscere i vari modi di dire “scoreggia” nelle varie lingue del mondo, utile se si viaggia molto e per evitare equivoci poco piacevoli.

Insomma, come la vita ci insegna da sempre, accettare la nostra condizione umana è la spinta per conoscere di più e per evolverci, quindi non lasciamoci condizionare dai tabù omettendo delle parti di noi, altrimenti, quanta conoscenza, libertà e gioia verrebbero inevitabilmente perse?

Enza Flatul